That day the World will become to be a better place
Continua a leggere
-
Articoli recenti
Commenti recenti
Archivi
Categorie
Meta
That day the World will become to be a better place
Continua a leggere
Finalmente il Caimano sembra aver lasciato la scena.
Ma, come acutamente titolava Repubblica un paio di giorni fa, ha lasciato dietro di sé i pozzi avvelenati; metafora che ben indica il profondo marciume che l’era berlusconiana ha provocato nel tessuto sociale italiano. Per non dire della “generosità” del gesto delle dimissioni.
Alla fine ce l’hanno fatta: un Parlamento che è capace di votare, senza nemmeno il bisogno di turarsi il naso, che Karima Al Mahrough, in arte Ruby Rubacuori, avrebbe potuto realmente essere la nipote di Mubarak, si è permesso di votare una legge sul cosiddetto testamento biologico, restaurando di fatto lo Stato etico e avviando sempre più rapidamente questo Paese al ritorno al medioevo della confessionalità. Il sogno di questo ameno signore: Tomàs de Torquemada, il primo Grande Inquisitore; un cristianuccio amorevole e pieno di compassione!
Che dire: un Paese devastato dalla stessa guerra in cui l’Italia si risvegliò da un torpore durato vent’anni, distrutto, lacerato dalla separazione che ne ha fatto terreno di scontro aspro e silenzioso tra i due blocchi contrapposti nella Guerra Fredda è risorto fino a diventare la locomotiva trainante dell’Europa.
E ora? Continua a leggere
Eh si, bisogna proprio ringraziare la signora (?) Letizia Moratti Brichetto perché in un gesto nel quale ha forse rovinato per sempre l’immagine di quella borghesia milanese che ha fatto grande la città, e in parte l’Italia, ci ha permesso di scoprire che in Italia…
Oh Patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l’erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Ohimè quante ferite,
Che lividor, che sangue! Oh qual ti veggio,
Formosissima donna! Io chiedo al cielo
E al mondo: dite, dite,
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia;
Sì che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange,
Piangi, che ben hai donde, Italia mia,
…….
Se ci chiedessimo perché per un popolo è fondamentale aver cura della cultura, basterebbe rileggere questi versi iniziali de “All’Italia” di Giacomo Leopardi per vedere in quest’uomo soverchiamente sensibile e colto uno sguardo profetico, e la sua riflessione ben attuale, ahinoi!
Purtroppo il livello di cultura della classe dirigente (sic!) italiana è talmente basso che siamo costretti a invidiare tedeschi e svizzeri sulla questione nucleare (su altre invidiamo loro e molti altri Paesi, ma è un altro discorso).

In questi Paesi, alla luce dei disastri che si annunciano in Giappone (per quel poco che si può sapere, perché il nucleare è il paradiso del segreto e della disinformazione), hanno deciso di stoppare reattori attivi, sospendere programmi di costruzione, rivedere programmi di prolungamento di attività e così via.
Ma sulla base di cosa?
Eh si, evviva la nostra Costituzione, il contratto alla base della convivenza civile del nostro popolo, figlia della sofferenza con la quale l’Italia si liberò da una dittatura che, peraltro, una buona parte del Paese aveva quantomeno tollerato troppo a lungo.

Oggi, 27 febbraio 2011, si celebra l’anniversario (1967) della dichiarazione d’indipendenza dall’Inghilterra di due isolette delle Antille Minori (ad est di Cuba), San Kitts e Nevis, che formano una piccola federazione di due Stati di 130 chilometri quadrati di superficie (simile al comune di Brescia) e con circa 45,000 abitanti (simile a un piccolo cantone svizzero).

